NICOLOSI

La Porta dell'Etna

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ETNA

 

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La Storia di Nicolosi e l'etimologia del nome

Il toponimo Nicolosi deriva dal "Monastero Benedettino di San Nicolò l'Arena attorno al quale si sviluppò il paese, probabilmente durante il XIV secolo. Il Monastero attirò una concentrazione stabile di persone impegnate in attività agricole e pastorali. La storia di Nicolosi è strettamente legata alla vicinanza con il Vulcano Etna che ne ha influenzato lo sviluppo, nel bene e nel male.

  

 Le Origini 

Il nome "Nicolosi" deriva dal Monastero Benedettino di San Nicolò l'Arena attorno al quale si sviluppò il paese. Nel luogo fin dal XII era presente una Nicolosi Foto Anticacappella rurale dove era situato un ospizio per monaci malati che nel 1359 fu trasformato nel monastero di San Nicola all'Arena, dipendente dal monastero di Santa Maria di Licodia. Fu Federico II d'Aragona a volerne la costruzione in un posto "tanto bello e salubre". 

 Benché, già prima di tale data attorno all'ospizio si fossero insediate famiglie di pastori e di contadini, esse non costituivano ancora un vero e proprio casale. Dopo la costruzione del Monastero, esso divenne a poco a poco prospero, ricco e importante così da superare quello da cui dipendeva. I monaci benedettini si affrancarono dalla potestà giuridica del Monastero di Licodia e il Monastero di Nicolosi divenne anch'esso sede abbaziale. 

 Così, durante il XIV secolo, parallelamente allo sviluppo del Monastero, si sviluppò il borgo di Nicolosi. La comunità  benedettina attirò una concentrazione stabile di persone Nicolosi Antica impegnate in attività agricole e pastorali, i quali costituirono le loro case vicino al monastero, creando un vero e proprio borgo rurale che prese il nome di Nicolosi il quale era diviso in tre quartieri: quello meridionale chiamato la Guardia, quello settentrionale denominato "del Piano" e quello centrale chiamato della Chiesa. 

 

 

Dal XV al XVIII 

Il Monastero attirò diversi personaggi illustri come la Regina Eleonora d'Angiò , moglie di Federico II d'Aragona e, in seguito, la Regina Bianca di Navarra che vi soggiornò lungamente. Pare che proprio la presenza a Nicolosi della regina Bianca, nel frattempo diventata reggente vicaria del Regno di Sicilia, contribuì a tenere la popolazione unita nel corso della distruttiva eruzione del 1408. 
Con il crescere della sua importanza, il borgo divenne feudo della famiglia Moncada, Principi di Paternò che lo amministrarono per mezzo dei procuratori che risiedevano nel vicino paese di Malpasso (oggi Belpasso). Col tempo gli abitanti ottennero il risconoscimento di un'amministrazione autonoma, pur restando dipendenti fino al XIX secolo, da Malpasso per alcuni aspetti quali la giustizia. 

Colpiti e impauriti dal susseguirsi di eventi vulcanici del 1536-1537 e dai pericoli derivanti dalle incursioni di numerose bande di briganti, i monaci nel 1545 chiesero il trasferimento a Catania dove fondarono in breve tempo il nuovo monastero di San Nicolò l'Arena. Da quel momento il monastero si avviò verso una progressiva decadenza, mentre lo sviluppo di Nicolosi continuò, nonostante il susseguirsi delle calamità naturali. Durante questo periodo la popolazione di Nicolosi aumentò e il paese si ingrandì anche se le principali fonti di reddito rimasero la pastorizia e l'agricoltura. Nel 1601 Nicolosi ottenne la dignità sacramentale e quindi l'autonomia nella sfera spirituale svincolandosi dalla dipendenza da Mompilieri. 
Nel frattempo, Tre Altarelli Nicolosigli abitanti avevano ricostruito l'abitato in una zona più a sud, dove fu anche edificata la prima Chiesa Madre dedicata alla Madonna Immacolata, che fu successivamente sepolta dalle sabbie eruttive dell'eruzione del 1669 e oggi si trova sepolta sotto gli edifici siti all'incrocio fra via Catania e via Martiri d'Ungheria (nel luogo è oggi presente un piccolo altarino votivo dedicato a Sant'Antonio di Padova, Patrono di Nicolosi). 
L'eruzione del 1669, una delle più disastrose, colpì nuovamente la cittadina di Nicolosi: originata dai Monti Rossi (a quel tempo chiamati Monti della Ruina), l'eruzione cancellò di fatto il paese nonché quello di Mompilieri e altri paesi limitrofi fino a giungere fino a Catania.
Gli abitanti di Nicolosi furono allora costretti dal Principe e Cardinale Luigi Guglielmo Moncada (1614- 1672) a trasferirsi a Valcorrente per fondare, insieme agli abitanti della vicina Malpasso, la nuova comunità di Fenicia Moncada. 
Grazie alla loro tenacia i nicolositi ottennero dal Principe di Campofranco (vicario del Re Spagnolo) il permesso di ricostruire il paese sul sito originario intorno al 1670-1680 e nel 1676 fu accordata l'autonomia amministrativa. Nel 1681, con 844 abitanti, Nicolosi poteva finalmente costituirsi in comunità autonoma.
La Chiesa Santa Maria delle Grazie, l'unica a non aver subito danni, venne sistemata e, il 18 agosto 1671 vi furono portati i Sacramenti della Chiesa Madre della quale erano rimasti in piedi solo pochi muri. Tra il 1730 e il 1750 con il denaro versato dal Comune e dai cittadini più facoltosi vennero costruite la Chiesa Madre su progetto del Vaccarini (nel luogo in cui si trova adesso) e la Chiesa delle Anime del Purgatorio.

Una nuova imponente eruzione, quella del 1766, minacciò nuovamente il paese con danni ingenti per il patrimonio boschivo. Cessato il pericolo, gli abitanti eressero "I Tre Altarelli ", monumento a tre arcate in cui sono raffigurate le immagini dei 3 Santi Protettori del paese: la Madonna delle Grazie, Sant'Antonio di Padova e Sant'Antonio Abate. 

Dal XIX Secolo ai giorni nostri 

Mario Gemmellaro, celebre vulcanologo costruì una piccola casa a quota 2942 metri sul livello del mare, primo rifugio ai piedi dell'Etna, per ospitare gli appassionati e studiosi gratissima casa inglesedel Vulcano. Sette anni dopo fu edificata un'altra casa più ampia e confortevole. I due edifici, "Gratissima" e "Casa degli Inglesi" (o casa di Gemmellaro), aprirono la strada per le future osservazioni sistematiche dell'Etna e divennero poi il nucleo dell'Osservatorio Etneo. Il Gemmellaro inoltre, promosse all'inizio del secolo, una serie di opere pubbliche e l'istruzione, introducendo nel 1821 le scuole lancasteriane prima che fossero istituite a Catania. 
Nel 1861 Nicolosi divenne Comune del neonato Regno d'Italia. Ben presto però 
il paese venne nuovamente minacciato da una nuova imponente eruzione.

Nel 1886, quando il fronte lavico era ormai giunto a pochi Km dal paese, fu ordinato lo sgombero. Ma quando tutto sembrava ormai perso, il braccio della lava si fermò a solo 100 metri dalle prime case, proprio dove il Cardinale Dusmet, allora Arcivescovo di Catania, aveva portato in processione il velo di Sant'Agata, patrona della Città di Catania. Il 13 giugno, giorno del Santo Patrono Sant'Antonio di Padova, gli abitanti ritornarono alle loro case. Come ringraziamento, venne costruita la Cappella in onore di Sant'Agata

In epoca fascista, venne costruita la Via Ferdinandea, che da Catania portava all'Etna, la cui realizzazione apportò un cambiamento profondo nell'assetto urbanistico del paese trasformandolo, anche, sotto il profilo socio-economico. Il progetto era stato approvato nel 1837 da Ferdinando II ma solo in epoca fascista si riprese seriamente in considerazione e si portò a termine. L'opera fu giudicata di tale livello tecnico, da meritare di essere inaugurata il 21 ottobre 1935 da Re Vittorio Emanuele II in persona. Nicolosi diveniva in questo modo la via d'accesso principale al vulcano Etna, la Porta dell'Etna.
 Nel 1961 venivano abbattutti gli edifici che costituivan
o la parte orientale della Piazza principale del paese. Piazza Vittorio Emanuele II assumeva in questo modo l'attuale struttura e veniva costruito il nuovo Municipio. 

 Negli ultimi decenni, la cittadina di Nicolosi ha registrato una radicale evoluzione diventando meta di villaggiatura estiva della popolazione catanese e punto di accesso privilegiato al vulcano Etna. 

 

 



Affresco Municipio Nell'affresco, che si trova sulla parete esterna del Municipio di Nicolosi, è rappresentata l'antica struttura della Piazza Vittorio Emanuele II. In particolare, si possono notare gli edifici storici costituenti il lato orientale della Piazza ivi compreso il vecchio Municipio (sulla destra) costruito per volontà dei Principi Moncada nel 1776 come sede del Capitano del Popolo, loro rappresentante che poi dal 1819 fu la sede dei Sindaci. Tali edifici furono demoliti nel 1961 per lasciare spazio all'attuale composizione della piazza e alla costruzione del nuovo Municipio.
Secondo la tradizione, dalle scalinate del "vecchio municipio", Giovanni Verga scrisse "L'Agonia di un villaggio", durante l'eruzione del 1886. 
Dalla terrazza antistante, il Beato Card. Dusmet, rientrato da Pedara in testa al popolo di Nicolosi, ringraziava la Divina Provvidenza per lo scampato pericolo. 

«Qui a Nicolosi ho trovato persone semplici e schiette, di buon carattere, docili e leali; esse sono ben educate, l'aria pulita e leggera della montagna le rende sveglie e il loro cuore è allegro e gaio».
(Johann Hermann von Riedesel, "Il viaggio sull'Etna", 1767)

 

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