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La Porta dell'Etna

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La grotta delle Capre

La grotta delle Capre, da qualcuno chiamata anche "spelonga dei Caprioli", era una cavità naturale che costituiva quasi sempre un punto di sosta obbligata per i viaggiatori che nel XVIII e XIX secolo intendevano raggiungere la vetta dell'Etna. Situata nel versante sud del vulcano, probabilmente a quota 1700 circa, è stata distrutta dalle eruzioni di fine Ottocento. Il pernottamento presso la grotta era necessario per raggiungere il cratere alle prime luciGrotta delle capre etna dell'alba e pertanto descritta, senza discordanze, da diversi viaggiatori. 

La grotta viene in genere descritta come un riparo piccolo e poco profondo, capace di ospitare poche persone; al suo interno, talvolta innevato, non era possibile stare in posizione eretta. Prende il nome dal fatto che veniva frequentemente utilizzata per ripararvi le Capre durante i periodi di pioggia.

I disegni che ne sono stati fatti dall'equipe di Saint Non, da Houël (forse il più realistico e preciso), da Hackert, da Ittar e da decine di altri viaggiatori, confermano in linea di massima queste descrizioni; in essi vengono soprattutto messi in evidenza la bassa volta lavica dalla forma arcuata che la ricopre, la poca profondità, gli alberi che la circondano creando quasi un'atmosfera arcadica. 

Come meglio vedremo, dalle pagine dei viaggiatori emerge invece un quadro contrastante riguardo alla localizzazione topografica della grotta. Discordante è pure la descrizione dell'ambiente che la circonda; talvolta questa sembra aprirsi in luogo panoramico, altre volta in un luogo affossato, totalmente privo di vedute.

 

Fonte: LE GROTTE DELL’ETNA ED I VIAGGIATORI DEL PASSATO. TESTIMONIANZE DI VIAGGIO Giuseppe Puglisi e Giancarlo Santi

Si veda anche "I rifugi storici dell'Etna" di Antonio Patanè

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